Quando si smette di essere genitori?

Riemergiamo da un'estate ad alto contatto. Quest'anno sono riuscita a organizzarmi per non lavorare per quasi due mesi. Ho rinunciato a qualcosa, ma ho guadagnato molti momenti speciali e prospettive privilegiate. Le vacanze non sono state riposanti, ma comunque molto arricchenti.

In particolare sono ritornata a casa con una valigia colma di riflessioni importanti che hanno gettato sulla nostra vita famigliare un manto di nuove sensazioni positive e anche di profonda serenità.

Momo è ormai 'grande', ha compiuto cinque anni e su tanti fronti ha acquisito una completa autonomia, non soltanto d'azione, ma soprattutto di pensiero. Dado, invece, sta per compiere tre anni e quest'estate per la prima volta mi sono sentita fuori da un sentiero noto, con il sollievo della fatica fisica scampata e la vertigine dell'ignoto.

Tante cose sono cambiate, le mie energie devono essere direzionate diversamente, mi si richiede una pazienza più mentale che una sopportazione fisica (nel mio caso i primi quattro anni di maternità sono stati un corso di sopravvivenza a causa della mancanza di sonno) e sto cercando di imparare a gestire con rispetto la relazione tra i due fratelli che sono sempre più uniti da un amore solido e sempre più in conflitto per le questioni che nascono dalle crescenti occasioni di condivisione.

Non è facile, ma è un percorso stimolante che mi mette ogni giorno di fronte qualcosa di nuovo e mi fa fare un inaspettato viaggio dentro me stessa. Ecco perché probabilmente la riflessione più profonda, per quanto possa apparire banale, che ho fatto è stata questa: dopo i primi giorni, mesi, anni di vita dei nostri figli, c'è tutto il resto.

Quando diventiamo genitori, veniamo colti dall'ansia di affrontare i primi momenti con consapevolezza e direzioni definite. Abbiamo recepito che l'imprinting dei primi tre anni di vita sia fondamentale per gli adulti di domani e così ponderiamo ogni scelta, ogni parola, valutiamo le nostre reazioni e cerchiamo di analizzare tutto ciò che accade, cercando motivazioni e spiegazioni e spesso lo facciamo con quella inconscia sensazione che sia uno sforzo che a un certo punto finirà per lasciarci a raccogliere i frutti — la felicità manifesta nello sguardo dei nostri bambini — e finalmente riposarci e darci una pacca sulla spalla. Ma la verità è che dopo quei primi tre anni, ce ne sono ancora altri, tanti per fortuna, durante i quali continuare a nutrire il terreno fertile delle menti dei nostri figli, continuare a mettersi in gioco con loro in questo processo di evoluzione che ci vede protagonisti dietro le quinte, voci fuori campo, a incoraggiare, sostenere, donare strumenti e tenere sempre le braccia aperte. E ci sono ancora tanti giorni, momenti per continuare a intessere il rapporto unico e speciale con loro, per recuperare, per chiedere scusa, per correggere il tiro, per riparare, per dire 'avevo sbagliato, ma possiamo rifarlo insieme'.

Di essere genitori e di metterci tutto di noi stessi non si finisce mai, perché dopo i primi giorni, mesi, anni, ci sono tutti gli altri.

 

Photo Credits: Parker Knight

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