Il relax prima e dopo un figlio

La mia idea di relax ha un'aurea talmente banale che non val quasi la pena di lasciarne traccia: divano (o letto, o sdraio, o poltrona/feticcio), quantità considerevole di carta stampata (scegliere in anticipo mi fa fatica), un kindle (per sicurezza), clima favorevole e bevande adeguate alla stagione da sorseggiare. In ultimo, ma non ultimo, il silenzio. Dio, quanto mi rilassa il silenzio. Ma non quello dei tappi della farmacia, quello abitato, quello vivo e carezzevole, quello pullulante delle notti d'estate o quello tagliente delle albe invernali, quello ovattato dei pomeriggi torridi e quello promettente delle serate di primavera che si stiracchiano.

Il relax prima e dopo un figlio

Insomma, non vi racconto niente di nuovo. La novità, per me, e neanche troppo nuova visto che ridendo e scherzando sono mamma da quattro anni, è che di tutta questa retorica non v'è più traccia nella mia vita.

I supporti dediti al relax sono ormai appannaggio di dinosauri e minuterie del meccano, la carta stampata deve essere ben riposta in luoghi sempre meno alla portata per evitare di anticipare il carnevale e trovarsi la casa invasa di coriandoli, il kindle è come non averlo (contiene solo Gli animali non vogliono lavarsi e Il topolino furbetto), il clima non influisce perché tanto si suda (sempre), le bevande lasciamo stare, facciamoci una risata.

Ma veniamo al silenzio, questo sconosciuto. Io adoro la vocina dei miei bambini, ancor più le loro risate, quel loro arrotolare le parole con ilare complicità mentre tramano qualcosa, a volte mi scopro a commuovermi e amare anche quei pianti fragorosi quando la frustrazione di crescere e non sentirsi all'altezza è tale da esplodere nella maniera più adorabilmente infantile. Però, gente, a tutto c'è un limite.
Arriva un momento in cui si ha bisogno di sentire il proprio respiro per ritrovare la propria integrità, l'eco delle proprie azioni per decifrarle e trarne consapevolezze nuove, si ha la necessità di momenti di raccoglimento, di attimi di vuoto creativo, di sospensioni in cui riflettere e riflettersi.

Il relax prima e dopo un figlio

E allora siccome indietro non si torna (e in fondo chi mai vorrebbe farlo?) sarà bene cercare strategie di supporto.
Ecco le mie:

Mutuo soccorso tra marito e moglie. Della serie "tu dai a me e io a te", facciamo i turni, in maniera (maniacalmente) organizzata così da poter contare ogni giorno su mezz'ora (un'ora, dieci minuti, sta a noi stabilirlo) di totale silenzio, che può voler dire solitudine, evasione. O tappi nelle orecchie.

Viviamo l'esigenza di relax come una medicina a ben più gravi occorrenze. Non è un capriccio o un vezzo da mamme mollicce. È un diritto inalienabile del genere umano. E l'assenza di momenti di recupero crea una tendenza allo stress che provoca danni all'umore e poi a tutto il sistema neurologico e linfatico. Che vuol dire? Non ne ho idea, ma lanciatel ocome un anatema alla nonna che è venuta a trovarvi, acchiappate al volo la borsa e uscite prima che possa replicare. Funziona, ve lo garantisco.

Rispolveriamo vecchi giochi, facendoli passare per 'montessoriani'. Andiamo, il "gioco del silenzio" è un evergreen, chi mai oserebbe replicare che è tutto un raggiro alle spalle di infanti ignari? ;)

 

Photo Credits:
ngader
Johan Larsson
Witches Falls Cottages

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COMMENTI (1)

Robertofix
Set. 21, 2013, ore 14:34

SILENZIO.

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