Giocare con le maschere della tradizione

Il carnevale è maschera, è travestimento. E la maschera della tradizione è in genere un "carattere" o un sentimento cristallizzato in un'espressione.
Quale migliore occasione del periodo appena trascorso per tuffarsi nella tradizione e raccontare un po' di storia e storie?

Fra le maschere più popolari della Commedia dell'Arte ci sono i vari servi, o Zanni, che nei secoli si sono distinti con vari nomi in base alle loro peculiarità: Arlecchino, il più famoso di sempre, è il servo sempre affamato che tesse imbrogli alle spalle del padrone, Brighella è quello astuto, Pulcinella quello malinconico che incarna la saggezza popolare partenopea, Pierrot che sottolinea il lato romantico del triste e nostalgico servo. Ingenere gli Zanni possono essere furbi e scaltri oppure sciocchi e pasticcioni.

Altro importante personaggio è quello del vecchio, da Pantalone, il mercante avaro e lussurioso, a Tartaglia, il notaio cieco e balbuziente, a Balanzone, il dottore serio e presuntuoso.

Il Capitano è invece un giovane, talvolta nobile e stravagante, oppure spavaldo e vanaglorioso, ma sempre codardo e poco incline al duello, per quanto a parole affermi il contrario.

Tra i personaggi femminili i più noti sono Colombina e Rosaura: la prima una servetta maliziosa e risoluta, la seconda un'eterna innamorata, chiacchierona e gelosa, irascibile e di buona famiglia.

Commedia dell'Arte

Raccontare questi personaggi e creare delle storie partendo da semplici canovacci, proprio come storicamente è nato il teatro di queste maschere, è un modo affascinante di comunicare con i nostri bambini. Inoltre, una volta creata una semplice storia possiamo giocare con loro tentando di metterla in scena.

Le maschere della Commedia dell'Arte possono essere molto costose, sono in genere artigianali e di cuoio, ma non è difficile procurarsene delle copie a buon mercato in materiali più poveri, o addirittura provare a farsele da sé in cartapesta.

In ogni caso per proporre dei giochi ai nostri bambini possiamo semplicemente cogliere lo spunto che i personaggi della Commedia dell'Arte ci danno e replicarne i caratteri su delle sagome di cartoncino con pochi segni grafici che sintetizzino il sentimento predominante.
Se poi abbiamo una scorta di stoffe, scampoli e vecchi vestiti, il nostro bambino sarà eccitatissimo nel comporre anche un costume a completamento della maschera.

Questo gioco può riempire un intero pomeriggio e può essere un bel passatempo anche per più bambini dai quattro, cinque anni in su. Si possono interpretare piccole storielle inventate, appunto, dai bambini stessi, utilizzare dei brevi dialoghi, se i bimbi son più grandicelli e hanno voglia di mandare a memoria qualche battuta, imparare delle filastrocche o canzoncine per i più piccini, oppure lasciare semplicemente libera l'immaginazione del momento, sottolineando lo straordinario potere di una maschera e un costume che fa diventare altro da sé, come per magia.

In questa maniera, oltre a suggerire importanti stimoli alla creatività possiamo leggere, attraverso il loro modo di far interagire le maschere, aspetti della loro personalità. E possiamo scoprire anche un modo leggero e giocoso per parlare con loro di sentimenti, di carattere e di istinto, di buone maniere, e di azioni e conseguenze nella vita di tutti i giorni, aprendo un dialogo sulla vita e sull'educazione. Non solo, le maschere possono venirci in soccorso quando non troviamo un canale migliore per parlare di qualcosa che ci sta a cuore: una bugia che sappiamo nostro figlio ha detto, qualche consiglio per una situazione che sta vivendo e per timidezza non vuole confidarci, o qualche vissuto che gli provoca pena e che attraverso le maschere può sfogare, senza necessariamente mettersi a nudo.

E allora: che Carnevale sia tutto l'anno!

 

Photo Credits:
MASCA TEATRU
Vetustense Photorogue

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Educare i figli

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