Il Natale non è consumismo: insegnamolo anche ai nostri bambini

Credo che l'essenza del Natale sia proprio l'attesa, l'Avvento come preparazione all'evento.
È proprio in questo periodo che si coltiva la magia del Natale, i sentimenti ad esso legati e gli insegnamenti che attraverso la "favola" di Gesù Bambino i nostri figli possono apprendere.

Ogni cosa bella, ogni cambiamento, ogni lieto evento va preparato, atteso, coltivato col desiderio.

Eppure, nella frenesia delle nostre vite tutte volte al pratico, mi accorgo di come sia difficile conservare quest'essenza.
Anche i regali ai nostri figli diventano una riga da spuntare sulla nostra "to-do-list", talvolta ci creano ansia da prestazione perché i nostri bambini hanno già tutto e giustamente vogliamo comunque stupirli, spesso puntando sulla quantità. Ma è davvero necessario?

Il Natale fa parte della nostra tradizione e non possiamo fare a meno di considerare quanto sia ricca di spunti e bellezza la favola del Bambinello che arriva in una spoglia grotta, nudo sotto la neve, scaldato solo dal fiato di due grossi placidi animali.

Recuperare l'essenza del Natale può partire dal racconto. Un racconto che ognuno di noi ha ascoltato dalla voce sommessa e un po' rauca di un nonno, e che qualsiasi sia il percorso adulto che abbiamo fatto, resta un insegnamento di amore e purezza che fa breccia nel cuore di un bambino.

Raccontare del viaggio di una mamma coraggiosa, che si mette in cammino col suo compagno per mettere al mondo un bambino speciale... e quale bambino non è speciale per la sua mamma?
Raccontare della partecipazione della gente comune, dei pastorelli e persino dei Re Magi alla nascita di un bambino, apparentemente sfortunato, senza casa, né cibo, che non riceve bambole e trenini, ma forme di pane e cesti di mele.
Raccontare di come una grotta spoglia possa trasformarsi in un caldo e accogliente giaciglio, se soltanto racchiude una famiglia unita dall'amore.

Presepe

E attraverso il racconto possiamo recuperare qualcosa che rischiamo di perdere, ma soprattutto di non far conoscere ai nostri figli: la semplicità, l'attenzione verso i sentimenti più che verso le cose, la condivisione del fare con e per amore, l'attesa del dono.

Il calendario dell'Avvento (come quello di Piccolini, o quello di Paola, per esempio) è uno dei modi più semplici e immediati per coltivare l'attesa: la ripetizione di un rituale ha sempre un potere "nutritivo" per i bambini.
Ritrovarsi ogni sera a ribadire i passi di un percorso ci darà lo spunto per restare tra le trame del racconto e tesserne i particolari.

E intanto possiamo cercare di rivisitare tutte le pratiche natalizie in una chiave più semplice, meno consumistica e partecipativa.
Possiamo creare le decorazioni per l'albero di Natale con materiali di riciclo o confezionare segnaposto e centrotavola per cene e pranzi di festa.
Possiamo utilizzare un sabato mattina in famiglia per sfornare biscottini da regalare alle maestre dell'asilo o confezionare barattolini di marmellata d'arance come cadeaux per amici.
Possiamo creare bigliettini di auguri, dai più raffinati ai più semplici (cartoncini con un'impronta di manina al contrario che ammicchi alla sagoma di un alberello di Natale).

Possiamo fare tanto – condividendo con i nostri figli in famiglia – e comprare meno.
E nel frattempo aspettare insieme. Che già quello è un grande dono.

 

Photo Credits:
machedavvero.it
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