Gioco e socialità

Quando ero ancora incinta e ignara pensavo che i momenti di svago al parco fossero delle parentesi di relax anche per le mamme. Immaginavo di leggere seduta su una panchina mentre il mio pargoletto dormiva beato in carrozzina e, quando invece avesse avuto l'età adatta, avrei potuto fare altrettanto sollevando soltanto di tanto in tanto lo sguardo per dargli un'occhiatina mentre scorrazzava felice tra scivoli e cavallucci.

A parte il fatto che Momo non è mai stato in carrozzina, né in passeggino, per una durata tale da farti completare un'inspirazione, anche nel momento in cui ha acquisito l'autonomia per fruire i giochi del parco e ha anche manifestato la voglia (e la decisione) di cavarsela da sé, la mia occupazione principale è diventata quella di supervisionare le mille possibilità di azione di una mandria di nanetti iper-eccitati e di limitare gli incidenti diplomatici con gli altri genitori, occupazioni dal carico di stress tutt'altro che paragonabile alla lettura di un libro su una panchina.

Socialità 1

È pur vero che nel frattempo ho maturato la mia teoria, che qualche momento di respiro me lo ha concesso. Tanto per cominciare anche la socialità è una palestra, un pretesto attraverso cui i bambini imparano. Imparare significa buttarsi, sbagliare, confrontarsi, gestire le frustrazioni, crescere e comprendere. Quindi dare spazio alle relazioni tra bambini significa stare loro accanto per sostenerli in questo percorso e non certo angosciarli come un segugio che dice anche qui quello che si fa e quello che non si fa, inibendo la loro spontaneità. Certo le regole ci vogliono, ma poche, elencate all'arrivo come condizione di permanenza nel parco giochi (o nella situazione analoga).

Ecco le nostre:

- aspettare il proprio turno per accedere ai giochi 
- non salire sullo scivolo al contrario
- prima di allontanarsi avvisare la mamma (o il papà)
- non si picchiano i bambini

Della serie: patti chiari, amicizia lunga.

Socialità 2

Se Momo non contravviene a queste regole io non intervengo.

Mi sono data un limite: intervengo solo per ragioni di sicurezza.

Devo ammettere che ogni tanto mi son dovuta mordere la lingua, la mamma chioccia voleva lanciarsi in soccorso quando Momo è stato strattonato perché non salisse su un triciclo che non gli apparteneva, o quando un bambino gli ha letteralmente requisito il suo passeggino e l'ha portato lontano. Però devo ammettere che quei lunghi attimi di sospensione tra l'atto tragico e la reazione sono stati un punto d'osservazione su mio figlio senza uguali. Nel primo caso per esempio un gesto che io, Caia, donna adulta (ahahah), avevo letto come un affronto, è stato vissuto da Momo sorprendentemente: lui si è rialzato da terra e ha iniziato a spingere il coetaneo da dietro le spalle dicendo "ciuf ciuuuuf". Amicizia fatta. Nel secondo caso invece evidentemente il suo passeggino rappresentava qualcosa di molto più importante e dopo uno sbotto di pianto, l'ho visto dirigersi con lacrima e passo deciso al recupero del suo gioco. Non ha neppure guardato in faccia l'usurpatore, gli ha tolto di mano il passeggino e dietro front. Tutto risolto senza l'intervento di nessuno.

E devo ammettere che tutto sommato è molto più semplice stare a guardare queste dinamiche e correre giusto in extremis in caso di rissa, che avere a che fare con l'interventismo degli altri genitori. Perché tra adulti si sa, non basta un cavalluccio per far pace e quando si toccano i figli...

Socialità 3

E allora io, sapete che faccio? Gioco d'anticipo. Mi unisco al crocchio di genitori nei pressi dello scivolo e ne parlo, la butto lì, prendo a pretesto un momento di gioco dei bambini e chiacchiero e dico quello che penso, prima che si presentino delle situazioni di allarme. Faccio due battute sulla mia teoria di socializzazione, il mio approccio, e la maggior parte delle volte questo fatto rasserena gli animi, tutti ci troviamo d'accordo, ci rilassiamo e, tra un'occhiata ai pupetti che se la sbrigano da soli e una risata per qualche capitombolo, si passa a parlare del quartiere, della città o dell'ultimo libro che abbiamo letto.

 

Photo Credits: caiacoconi.com

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COMMENTI (1)

Giovanna468 (Napolig)
Nov. 10, 2012, ore 20:43

Articolo molto interessante.

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