YummyMummy: G come Giocare

Semplice come un gioco, facile come un gioco... ma chi l'ha detto che giocare è facile? Per un bimbo piccolo il gioco è scoperta, è meraviglia, è arte: l'arte di crescere.

Da mamma mi sono sempre interrogata molto su quali fossero i giochi adatti alle varie fasi di crescita di Matteo, fin da quando era neonato. La mia esperienza di pedagogista mi suggeriva di proporre giochi strutturati in maniera da aiutare il piccolo a fare da sé. La mia esigenza di mamma, invece, imponeva anche giochi che il bambino potesse svolgere da solo per permettere di sbrigare velocemente le incombenze domestiche e lavorative.

Giocare è necessario al bambino proprio come mangiare e bere. Ma se non dimentichiamo mai di nutrire nostro figlio, spesso non ci ricordiamo del suo bisogno di giocare.

Attraverso il gioco il bambino sviluppa abilità e competenze, apprende comportamenti e modi di fare, giocando cresce e diventa grande. Ma quali sono i giochi più adatti alle varie fasi dello sviluppo del bambino? Come possiamo intrattenere in maniera stimolante e costruttiva il nostro bambino?

C'è un gioco universale che posseggono tutti i bambini del mondo, bianchi e neri, gialli e rossi, ricchi e poveri, un gioco bellissimo e divertentissimo ma unico e solo: la mamma. La mamma che sorride, che ti cura e che canta, la mamma con le sue mani che sanno fare ogni cosa, la mamma che ha sempre una risposta per ogni domanda.

Mi ci è voluto un po' per conciliare l'istinto materno e il sapere pedagogico. Ma oggi, che Matteo ha 4 anni, posso dire che sono riuscita a trovare una mediazione.

La prima volta che mi sono scoperta a giocare con Matteo ero incinta al sesto mese. Ogni volta che cantavo una canzone dei Tinturia (gruppo musicale siciliano) lui si muoveva e scalciava.

Poi, intorno all'ottavo mese, appoggiavo un carillon sul pancione, tutte le sere, quando Matteo scalciava (perché io cercavo di riposare su un fianco) tentando di farlo tranquillizzare un po'.

Giocavamo nella nursery dell'ospedale quando è nato e io lo toccavo e gli parlavo, logorroica, come si parla ad un nuovo amico, ad un nuovo fidanzato, condividevo con lui emozioni e gli spiegavo le regole del gioco della vita. Un gioco fatto di complicità, sguardi liquidi, profumi, luci e ombre. Giocavamo soprattutto all'ora del bagnetto, immerso nell'acqua tiepida e profumata, il mio cucciolo ha cominciato a rispondere ai miei monologhi logorroici con i primi "ngenge guuuu". Al momento del cambio del pannolino toccavo le varia parti del suo corpo nominandole ad una ad una, quando facevamo le nostre passeggiate quotidiane gli indicavo la bottega del fornaio coi suoi odori, il giardinetto con lo scivolo e l'altalena, gli facevo notare il cagnolino che abbaiava e così via.

Altalena

Intorno ai 6/12 mesi giocavamo soprattutto a tavola, lui nel seggiolone con un piattino, un cucchiaio e un po' di pappa all'interno passava il tempo a mettere le mani nella pappa e poi in bocca. Si divertiva un mondo a scoprire la legge di gravità, gettando dal seggiolone qualunque cosa gli capitasse a tiro! Ed io lo guardavo, ridevo e lui era ancora più contento!

Seggiolone

Durante le nostre passeggiate ho cominciato a chiedere "come fa il cagnolino?" e pian piano lui ha iniziato a rispondere e poi un giorno, col dito puntato, mi indicava il negozio del panettiere (per andare a prendere la pizza!) e faceva "babau" alla vista dei cagnolini!

Cagnolino

Giocavamo in macchina, verso il nido, tutte le mattine, cercando nel traffico le macchinine blu o rosse o osservando le nuvole rosa (lui frequentava il nido dove io lavoravo come coordinatrice didattica).

Poi, quando lui ha compiuto 2 anni, ho capito che non volevo più lavorare ma restare a casa a giocare. Volevo giocare il gioco della vita tutto il giorno, tutti i giorni... improvvisamente avevo capito quanto fosse importante non perdere nemmeno un passaggio. Così è nato il mio libro "101 giochi intelligenti e creativi da fare col tuo bambino da zero a 5 anni" che concilia la mia esperienza di mamma con quella di pedagogista.

A casa tutto il giorno ho avuto la necessità di intrattenere Matteo e di insegnargli a giocare da solo.

Uno dei suoi giochi preferiti era quello di pulire la doccia.
Se volevo avere 10 minuti di tempo da dedicare ad una qualsiasi attività che non comprendesse anche lui, lo mettevo dentro l adoccia, con uno spruzzino pieno d'acqua e una pezzetta e gli chiedevo di pulire per bene il vetro. Tenere con una mano lo spruzzino mentre con il pollice e l'indice dell'altra si spinge sulla pistola per far uscire l'acqua, richiede l'affinamento della motricità fine, per dirigere lo spruzzo dell'acqua bisogna far ricorso alle abilità di coordinazione oculo manuale... se a questi stimoli aggiungiamo il divertimento di bagnarsi direi che, pulire la doccia, è un gioco davvero meraviglioso!!!

Un altro dei giochi con cui Matteo si diverte fin da piccolissimo è una mini cucina che abbiamo costruito con dei materiali presida Ikea. Ancora oggi che ha 4 anni si diverte a fare esperimenti, travasare pastina, ceci, fagioli, pop corn e farine... si, vabbè, si sporcava e poi dovevo ripulire ma, da pedagogista sapevo quanto fosse importante il gioco simbolico oltre quello del travaso.

Cucina

Il segreto c'è, in realtà, per passare del tempo di qualità con i propri figli ed è semplice e anche un po' scontato ma, a volte, faccio fatica anche io a ricordarmene. Il segreto è quello di divertirsi insieme a loro. Se noi ci divertiamo, anche loro si divertiranno e avremo dato loro un insegnamento importante: la gioia di stare insieme.

Mariaelena La Banca - YummyMummy

 

Photo Credits: 
YummyMummy
Sarah Korf
IDS.photos
eviver

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Educare i figli

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COMMENTI (1)

Angela Ercolano
Nov. 18, 2011, ore 14:59

yummy esauriente come sempre, la prossima volta ci racconti un pò di giochi "dopo" i 5 anni? Lo sai che i miei Child sono entrati in quest'età e i giochi sono cambiato soprattutto quelli di First che è molto digitalizzato, il che non mi dispiace ma non vorrei diventasse la sua unica forma di gioco, ho visto che ultimamente si stanno appassionando ai giochi di società e agli esperimenti scientifici, non si finisce mai d'imparare a fare la mamma :-)

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