Il gioco e la fantasia

La fantasia evoca in ognuno di noi voli pindarici e intrecci sognanti tra reale e irreale. Sembra il mondo della possibilità, dove si avvera qualsiasi desiderio e dove splende il sole, sempre.
Non è forse quello che auguriamo ai nostri bambini?
Una dimensione di pienezza e realizzazione, di pace e rocambolesche avventure con lieto fine.

Ma la fantasia non è la meta di un viaggio, né qualcosa che si può mettere in un sacchetto e donare in dote alla nascita dei nostri figli. Anche la fantasia va coltivata. È un percorso, più che il punto di arrivo. Può essere una prospettiva, o anche una marcia in più. Talvolta può rendere un fallimento una grande svolta positiva, altre volte può essere un'arma per vincere una battaglia altrimenti persa.

Sicuramente la fantasia è un privilegio. E c'è di più: è gratis!

Riempiamo l'infanzia dei nostri figli di opportunità di svago e apprendimento e di oggetti belli, pensando che ormai sono bisogni, non più doni. Eppure ogni tanto potremmo fermarci a riflettere e prima di tutto a pensare a quello che possiamo donare loro, senza nessun grosso investimento, senza comprare nulla, senza spendere e accumulare.

Spesso i giocattoli, così come i percorsi obbligati e standardizzati di apprendimento, avendo una precisa logica di fruizione inibiscono le potenzialità creative.
Per fare un esempio banale, il giocattolo di plastica in tutte le sue varie accezioni, con pulsanti che producono suoni e luci, ha una vita breve. Una volta che il nostro bambino avrà compreso il meccanismo (premo la faccina del gattino e parte un lungo miagolio) la ripetizione del gioco servirà soltanto fino a quando introietterà la connessione, a quel punto il giocattolo diventerà un inutile ingombro e il bambino passerà ad altro, senza possibilità di trasformare il gioco in qualcosa di diverso e ancora vivo.

Se invece il giocattolo è qualcosa di "sobrio" e poco caratterizzato può dare il via a infinite possibilità di vita e di utilizzo, dando modo al bambino di costruire, di trasformare, di inventare, di fantasticare.

Qualche idea?

Le costruzioni, ancor meglio con materiale grezzo. Il legno per esempio, insieme a pigne, bastoncini, rametti, assi di recupero, che con svariate forme e dimensioni danno adito a infinite possibilità di assemblamento, al contrario dei classici mattoncini che possono "solo" essere incastrati fra loro.

Giochi con il Legno

Il materiale grezzo, che si può trovare in natura, rende fattibile qualsiasi cosa, anche pescare, affacciati a una staccionata, pesci enormi e polipi giganti, pur contornati da terra, verde e sassi.

Pescare

Un'idea pratica può essere quella di far scorta di materiali simili durante l'estate o proprio adesso in autunno, con le ultime belle giornate che possiamo trascorrere all'aria aperta a fare incetta di pigne, foglie, rametti e sassolini, e poi farne tesoro per tutto l'anno.

Trucchi e travestimenti, un'inesauribile fonte di storie, cambiamenti, allegria e interpretazione. Nastri, scampoli, stoffe, vestiti smessi, accessori inutilizzati, occhiali, guanti, collane, tovaglie vecchie, lenzuola lise e chi più ne ha più ne metta. Materiale di recupero, che ad ogni cambio di stagione in ogni casa viene fuori. I bambini impazziranno dalla gioia con tutte queste cose, si trasformeranno in supereroi e giornalai, in mamma e papà, e creeranno case, spiagge, caverne e rifugi con niente, anzi, "soltanto" con la fantasia.

Noi abbiamo un bel sacco di "stracci" e una grande scatola piena di "sbrilluccichi", guanti e accessori e Momo diventa principe e boscaiolo, per poi trasformarsi in lupo e anche porcellino che si rifugia nella sua casetta fatta semplicemente da due sedie accostate e da un vecchio lenzuolo con gli orsetti steso sopra di esse.

"Nomi, cose, città". Non parlo del gioco che si faceva di nascosto durante l'ora di grammatica dietro barricate di libri e diari, ma di un semplicissimo pretesto che usano Momo e il suo papà per giocare e fantasticare con le parole e il linguaggio. Inventare nomi nuovi per le persone, per le cose e per i luoghi.

"Come si chiama la mamma?"
"Dillo tu!"
"La mamma la chiamiamo Sbruffignaccola"
"Nooo, è buuutto bbuffignaccola.Io la chiamo Pimpina"
"E tu chi sei?"
"Io sono Tinti"
"Bello Tinti! E io? Papà come lo chiamiamo?"
"Puzzolo"

Ecco, è in questi momenti che comprendi che la fantasia è un'arma a doppio taglio, ma tutto sommato, meglio averla che non conoscerne affatto gli effetti!

 

Photo Credits: caiacoconi.com

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COMMENTI (1)

Bietolina
Nov. 14, 2011, ore 14:31

lo sai vero che queste son le basi per diventare una buona educatrice di nido!??!?!?
è il mantra che ripetiamo a quei genitori che non si capacitano dell'uso di materiali insoliti al nido!

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