Guest post di Marcella Agnone: È svogliato, distratto, non vuole studiare

Ciao a tutti, sono Caia.
Oggi vorrei approfittare di questo spazio di conversazione, per ospitare una cara amica, dalla professione affascinante, che ci darà qualche spunto competente parlando non solo da mamma, ma anche da psicoterapeuta.
Marcella Agnone, mamma di una splendida coetanea del mio piccolo Momo, è anche psicologa scolastica, per questo ho pensato di carpirle qualche consiglio su come affrontare una situazione abbastanza consueta: cosa fare in famiglia se nostro figlio non studia?

Ed ecco la sua risposta:

 La prima cosa è pensare che niente succede per caso: nei bambini, maestri della comunicazione non verbale, ogni comportamento è un messaggio, ed il rifiuto verso lo studio è un no chiaro a qualcosa che sta avvenendo nella loro vita.
Quando si parla di studenti, si parla innanzitutto di persone. Nostro figlio apprende all'interno di una relazione in cui c’è sia il rapporto con la Conoscenza che il rapporto tra individui.
Vista in quest'ottica, la difficoltà di studio o di apprendimento è sintomatica di una disfunzione tra l'alunno e l'Ambiente in cui impara.
Senza questo punto di vista, diventa impossibile allargare la prospettiva e comprendere le reali motivazioni del comportamento.

Va da sé, oltretutto, che la vita di un bambino non si esaurisce all'interno della scuola, e che è influenzata dai innumerevoli fattori personali e familiari: studente non è soltanto chi immagazzina nozioni, ma una persona che cresce alla scuola della Vita. E' quindi impegnato sul fronte di sentimenti, amicizia, relazioni familiari, interessi, passioni sportive.
Proprio perché l'alunno è innanzitutto una persona, dobbiamo tenere in considerazione diversi fattori: età, momento del ciclo di vita, fattori stressanti. Ci sono fasi, infatti, in cui l'impatto con novità e nuovi compiti evolutivi rendono l'adattamento molto impegnativo, come nel passaggio da un ciclo all'altro.

L'immagine che il bambino ha di sé si costruisce nel tempo, dalle prime relazioni: all'inizio i genitori sono gli unici punti di riferimento, sia per l'autostima, sia per l'amore per la Cultura, che si impara al pari di tanti altri valori.
All'interno del percorso scolastico, invece, altri adulti significativi diventano esempio per il suo atteggiamento verso lo studio.
Se da una parte le relazioni familiari sono basilari, dall’altra una relazione positiva con l’insegnante è in grado di fornire il coraggio di aprirsi a nuove conoscenze ed esperienze.
Ci sono bambini fiduciosi, altri timorosi, altri pressati dalle aspettative troppo alte dei genitori. A volte prevalgono gli stereotipi sociali, distogliendo lo sguardo dalla Bellezza di un bimbo in crescita, con i suoi sbagli e i suoi faticati successi.
Tenuto conto che le crisi sono opportunità di crescita, la sinergia scuola-famiglia ed il dialogo cooperativo sono alla base di qualsiasi risoluzione.

Tutti questi fattori possono essere responsabili di un momento di defaillance, ma nessuno di questi può essere sanato senza guardare al bambino nella sua unicità e nel rispetto dei suoi bisogni.  

Come aiutarlo?  

Innanzitutto il dialogo: in base all'età, il bambino dev'essere incoraggiato ad esprimere ciò che prova, e sostenuto quando lo fa. Se avrà fiducia nell'aiuto dei genitori e la certezza che le sue paure non verranno sminuite, si aprirà con più serenità.
Inutili le punizioni: ad ogni bambino serve tempo e tolleranza, ma anche qualcuno che gli stia accanto con fermezza. Inutile pensare che minacciandolo e lasciandolo da solo a finire i suoi compiti troverà il modo di superare l'empasse. Ai bambini serve una guida, specie se sono in difficoltà.
Trovate insieme il giusto spazio: non solo fisico, ma anche relazionale. Quando studiare diventa difficile è importante avere il luogo giusto (un tavolo, un luogo tranquillo), ma anche la certezza che qualcuno si occupa del suo rapporto con la scuola e dei suoi problemi, e se ne prende cura.
Lasciatevi aiutare: spesso dietro un bambino in difficoltà c'è un genitore che non sa che fare. Collaborate con la scuola, o rivolgetevi ad un esperto di settore. Insieme è più facile, e quando vi sentirete sostenuti, anche voi sarete più fiduciosi per affrontare il momento critico.
Infine, ricordiamoci che non esiste possibilità di apprendimento senza il piacere di imparare.
La curiosità è un atteggiamento innato e il più grande motore della Vita: teniamo presente che non esistono bambini che non vogliono imparare, ma solo bambini che non sono in condizione di farlo. Scoperto questo, sarà più facile aiutarli.

Marcella Agnone

 

Photo Credits: woodleywonderworks

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Educare i figli

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COMMENTI (6)

Gizia66
Set. 16, 2012, ore 13:41

articolo molto interessante, grazie

Jennhy
Nov. 28, 2012, ore 17:43

io per fortuna ero abbastanza studiosa

Jennhy
Nov. 28, 2012, ore 17:44

ma vedo che molti bambini proprio non si riescono a concentrare

Jennhy
Nov. 28, 2012, ore 17:44

io non saprei come fare lo ammetto

Maria Elisa12 (Roma)
Dic. 11, 2012, ore 16:33

mia figlia comincia quest'altro anno speriamo bene

[email protected]
Giu. 26, 2013, ore 18:51

bellissimo articolo ....molto molto interessante.

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